LA STORIA – FR. STEFANO

by @ Redazione
La storia degli Ordini monastici annovera uno stuolo più o meno numeroso di testimoni della sequela radicale di Cristo i quali, dopo aver condotto nel mondo una vita dissoluta e sfrenata, docili all’influsso della grazia hanno intrapreso tra le mura del monastero la loro conversione e santificazione, in un itinerario di ascesi, per l’edificazione della comunità.
Fr. Stefano Casareggio è stato un esempio fulgido dei prodigi della grazia.
Aveva abbracciato la vita monastica, nel 1710, nel cenobio di Buonsollazzo, in Toscana. Per l’esemplarità della testimonianza di vita, fu inserito dall’abate Jacques de Sauvalle nel drappello di monaci che, nel 1717, per disposizione del papa Clemente XI, introdusse nell’abbazia di Casamari un’osservanza animata dal proposito di un ritorno alle sorgenti della vita monastica e agli antichi usi dell’abbazia di Cìteaux, culla dell’Ordine cistercense, movimento di riforma, sorto agli inizi del XVII secolo,
che si era via via esteso a tanti monasteri nel territorio francese e, nel 1705, a quello di Buonsollazzo.
Dopo un anno trascorso a Casamari, fr. Stefano Casareggio fu trasferito nel monastero di San Domenico Abate dove dai fedeli che frequentavano la chiesa e dagli stessi duchi di Sora era circondato da affetto e venerazione per le luminose virtù, per la vita di preghiera e per le severe penitenze cui si sottoponeva e da cui fu condotto ad una morte precoce.
Fr. Stefano Casareggio non fu il solo monaco a risplendere, in quegli anni, per santità di vita nel monastero di Casamari.
Di nove di essi l’abate Isidoro Ballandani tratteggiò un profilo biografico che, nel 1754, diede alle stampe. L’intento della pubblicazione I prodigi della grazia era di perpetuare la memoria di questi monaci e di sottolineare, attraverso i loro cenni biografici, la visione teologica che ispirava la vita e la spiritualità del movimento di riforma, denominato trappista dal monastero di La Trappe che ne fu il centro di irradiazione.
La comunità monastica di San Domenico Abate, che conserva un devoto ricordo di fr. Stefano Casareggio, ha voluto rieditare le pagine a lui dedicate nel volume diventato ormai raro con lo stesso scopo espresso dall’editore veneziano: «Nel leggere questo libro non bisogna ad altro badare fuor che al proprio profitto; e desidero dal Signore la grazia che sopra tutti quelli che voranno leggerlo collo spirito, con cui deve essere letto, si spargano con abbondanza le sue divine benedizioni»
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